lunedì 3 maggio 2010

Hektagon


Mentre ascolto London, dello spagnolo Hektagon e in particolare la sovralinkata "Finsbury Park Interlude" mi chiedo: come posso non esaltarmi, dato il fatto che vivo a due fermate della tube proprio da Finsbury Park? Soprattutto, cosa c'è in questo posto di tanto evocativo da ispirare un pezzo del genere? Questa domanda mi girava in testa da quando ho "scoperto" Hektagon, vale a dire un paio di settimane fa, e non sono il tipo a cui piace avere domande irrisolte a zonzo nel cervello, almeno non quando potrebbero avere una risposta.

Oggi mi sono svegliata con due ore di anticipo prima di andare a lavoro, e sono andata proprio lì, in autobus, con l'album che dal lettore mp3 viaggiava fino ad arrivare a volume folle nelle mie orecchie. Sono scesa dall'autobus e ho cominciato a fare dei giretti perlustrativi, e pian piano ho cominciato a capire la cifra del tutto. Finsbury Park rappresenta magnificamente la parte nord di Londra, caotica, dalla planimetria concentrica eppure dispersiva, che ti costringe a schizzare da una parte all'altra del quartiere più volte, perchè nonostante gli sforzi ti rendi conto di aver perso qualcosa..una stradina con più di una pasticceria algerina, un negozio di musica turca, il passaggio sotto un ponte che invece di essere losco o spettrale è  accogliente e illuminato in modo affascinante, tanto che diventa luogo di incontro e di disavventure delle persone che vi sostano.

Quello che ho visto corrisponde perfettamente alla sensazione comunicatami dal pezzo linkato sopra, vale a dire un senso quieto di avventura, che arriva direttamente agli occhi, alle orecchie e al cuore mentre si assiste allo spettacolo ormai risaputo ma sempre entusiasmante di un caleidoscopio di culture che coabitano un luogo di passaggio tra la Londra dell'estrema periferia e quella convenzionale e ripulita del centro. Un luogo in cui il centro di aggregazione non è il pub di quartiere, in effetti grigio, triste e quasi vuoto ma la strada stessa, le fermate degli autobus, la fila davanti alla biglietteria della metropolitana, le poche panchine dove ci si ferma a mangiare un panino o a fumare una sigaretta assistendo al traffico interminabile eppure scorrevole.

Prima di scendere nella metro non ho tralasciato di visitare il famigerato parco, oggi purtroppo piuttosto inospitale a causa della pioggia: una distesa metafisica di erba con qualche sparuto alberello circondata alle estremità da alberi piuttosto "antichi",  credo di una trentina d'anni, sotto i quali si nascondono inquietanti casette, sedi di associazioni di volontari di quartiere, dentisti e altra svariata umanità.                                                  

La gioia di questa piccola esplorazione ancora non mi lascia. Dopo una giornata di lavoro massacrante il mio spirito esulta! Per questo, cara Finsbury, tornerò presto a trovarti.